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I 500 km che separano Addis Abeba da Harer sono stati il primo impatto
con l'Etiopia.
La strada attualmente è asfaltata solo nei primi 200 km, ma
il governo la sta sistemando e ci sono cantieri, lavori in corso e
deviazioni lungo tutto il tratto.
Inizialmente si attraversa l'Ogaden plateau, un territorio arido dove
si incontrano piccoli villaggi, alti termitai e mandrie di mucche,
capre e cammelli, su cui vigilano i pastori nomadi Afar. |
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A circa metà strada vale la pena fermarsi per visitare
l'Awash N.P., che si sviluppa lungo il fiume Awash e intorno
al vulcano spento di Fantale.
Il paesaggio è dominato dalla savana, dove è
facile avvistare orici e facoceri; lungo il fiume la savana
lascia il posto alla foresta, all'interno della quale forma
una bella cascata con una pozza in cui si può fare
il bagno.
Il campeggio è infestato da scimmie e babbuini che
fregano di tutto, dal cibo alle scarpe! |
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Dopo Awash il paesaggio cambia: l'arido plateau viene sostituito
da colline e montagne molto più fertili e popolate.
La coltura principale è il caffè, che si dice
sia uno dei migliori dell'Etiopia.
Verso Harer compaiono sempre più frequentemente le
coltivazioni di chat (il qat yemenita), che gli uomini masticano
abbondantemente.
Se si ha la fortuna di viaggiare di sabato, si assiste allo
spettacolo degli Oromo che si recano
a piedi ai mercati. |
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| La strada è affollata da donne con i loro abiti coloratissimi,
con pesanti fascine sulla schiena o calabas sulla testa; intere famiglie
si spostano con qualche capra o gallina; i pastori conducono mandrie
e greggi al mercato del bestiame di Hirna. |
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Harer è stata fondata nel 1520 e fu un importante
centro culturale dell'Islam, come testimoniano le sue 99 moschee.
Le mura cittadine con le porte di accesso dislocate nei punti
cardinali, i vicoli del mercato, le case dipinte di bianco
evocano l'architettura moresca.
Harer ha avuto due illustri cittadini: il poeta francese
Rimbaud, la cui casa è oggi un piccolo museo, attualmente
in restauro; il re Hailé Selassiè durante la
sua giovinezza. |
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La costruzione della linea ferroviaria che unisce Addis
Abeba a Gibuti ha privilegiato la vicina Dire Dawa, che ha
il pregio di trovarsi in una valle anzichè sulle montagne.
Harer ha perciò perso il ruolo di centro commerciale
e culturale ed ha iniziato un lento declino. |
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Ad Harer vivono gli Aderè,
un'etnia di religione musulmana, che si contraddistinge per
le case coloratissime e per l'abbigliamento delle donne, che
è altrettanto vivace.
Alcune case tradizionali sono state trasformate in negozi
di artigianato, dove si possono acquistare cesti, oggetti
in legno, tessuti e gioielli in argento. |
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Ad Harer sopravvive una curiosa tradizione: di notte alcuni
uomini attirano iene selvatiche fuori dalle mura della città
e le nutrono con pezzi di carne.
Sebbene oggi sia probabilmente uno spettacolo organizzato
per i turisti, ha origini molto antiche.
In Etiopia la iena è considerata da diversi gruppi
etnici un animale magico ed utile, perchè raramente
attacca gli esseri umani e tiene pulite le città eliminando
parte dell'immondizia.
Ancora oggi nella foresta che circonda Harar una volta all'anno
viene preparato un grande pasto per le iene: se esse lo mangiano
tutto si prepara un anno fortunato. |
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