NAMIBIA - Le popolazioni
La Namibia conserva pitture rupestri risalenti a 26000 anni fa.
Le popolazioni che hanno abitato questo territorio fin dall'antichità sono i boscimani, gli ovambo e gli herero.
Nel 1488 Bartolomeo Diaz sbarcò sulle coste namibiane, ma solo nel 1884 i tedeschi la colonizzarono, esercitando una feroce repressione sulle popolazioni locali.
Durante la seconda guerra mondiale la Namibia fu conquistata dal Sudafrica, che la gestì fino al 1968, non senza problemi e ribellioni.
Dopo un periodo di forte instabilità politica, la Namibia è ora governata democraticamente dalla SWAPO.
I suoi 2 milioni di abitanti sono sparsi su un territorio molto vasto: circa il 75% è di razza negroide e circa la metà di questa parte della popolazione ha l'AIDS.
La densità di popolazione è una delle più basse dell'Africa; il tasso di crescita demografica del 3% annuo è invece uno dei più alti del mondo.
In Namibia si possono contare almeno undici diversi gruppi etnici: Ovambo, Kavango, Herero, Himba, Damara, Nama, Caprivians, San, Rehoboth Basters, Tswana ed Europei.
Le principali lingue parlate sono il Bantu e il Khoisan, che comprendono alcuni dialetti.
Dopo l'Indipendenza il governo scartò l'afrikaans e il tedesco, perchè legati all'epoca colonialista e scelse come lingua ufficiale l'inglese, soprattutto per favorire i commerci con l'estero e il turismo.
Gli Herero sono circa 100.000, divisi in diversi sottogruppi, che vivono sparsi in tutta la Namibia.
Fanno parte di questa etnia anche gli Himba.
Le donne Herero vestono ancora oggi abiti coloratissimi, che derivano dagli influssi dei missionari tedeschi.
Gli Herero sono principalmente pastori e agricoltori, il bestiame rappresenta la maggiore ricchezza per un villaggio.
Si incontrano soprattutto nel nord del Paese, in particolare nella zona tra Etosha e Opuwo.
Gli Himba vivono nel nord-est della Namibia da XVI secolo.
Il loro isolamento geografico e il loro naturale conservatorismo hanno contribuito a mantenere abbastanza intatti lo stile di vita semi-nomade e le loro usanze e tradizioni.
Sono molto belli, alti e slanciati.
Le donne Himba continuano ancora oggi a cospargersi il corpo e i capelli con una mistura di burro e terra rossa, per mantenere la pelle liscia e senza rughe.
Vestono gonnellini di pelle di capra e hanno numerose collane e bracciali di metallo, corde intrecciate, pezzetti di legno e semi.
Si possono visitare alcuni villaggi intorno a Opuwo, ricordandosi di portare un omaggio (burro, zucchero, sale, farina, avena) da consegnare al capo, altrimenti non accettano di farsi fotografare.
Il Governo li aiuta dando loro gratuitamente alcuni beni essenziali, come la farina d'avena.
Integrano la loro dieta allevando qualche capra, che gli uomini fanno pascolare durante il giorno.
Se si visitano i villaggi, spesso vi si trovano solo donne, bambini e anziani, bisogna aspettare il tardo pomeriggio per incontrare gli uomini.
Originariamente i Damara erano pastori, ma durante la colonizzazione divennero soprattutto agricoltori.
Nel 1960 l'amministrazione sudafricana assegnò loro più di 4 milioni e mezzo di ettari di terra, che prese il nome di "Damaraland".
Sfortunatamente quel territorio non era molto fertile e molti Damara sono stati costretti a cercare lavoro nelle città o nelle fattorie dei bianchi.
I Damara vestono ormai all'europea e capita di vedere le donne nel costume tradizionale solo in occasione di feste e cerimonie.
La cosa che più colpisce dei Damara è la loro stranissima lingua, fatta di schiocchi e suoni completamente diversi dai nostri.
I Damara si possono incontrare nella zona di Khorixas.
Se si fa attenzione, può capitare di sentire la gente parlare con questi strani "click".
I Boscimani sono i più antichi abitanti del deserto del Kalahari, dove vivono da circa 20 mila anni. Ci sono diversi gruppi etnici che vengono definiti Bushman, San o Basarwa. Sono cacciatori e raccoglitori e per migliaia di anni sono sopravvissuti in un ambiente durissimo, grazie alle loro abilità nel cacciare antilopi e nel raccogliere noci, frutti e radici. Le loro abitazioni sono fatte con la legna raccolta in giro. Il problema è che sono una razza ormai condannata all'estinzione o comunque alla perdita delle sue usanze e tradizioni. La terra dei Boscimani è stata infatti invasa 1500 anni fa dalle tribù Bantu, che allevano bestiame, poi è toccato ai bianchi negli ultimi 200 anni.
Molti Boscimani sono stati costretti, per sopravvivere, a coltivare alcuni prodotti e ad andare a lavorare nei ranch, cambiando completamente il loro stile di vita nomade. In Namibia si possono incontrare ai margini del Kalahari, nella zona nord-orientale del paese. Cominciano a sorgere alcuni centri organizzati per accogliere i turisti e far conoscere loro gli stili di vita di questa popolazione.
Una guida locale
Gli Europeans sono circa 100 000 e discendono da Sudafricani e Tedeschi. La maggior parte è coinvolta nell'agricoltura, nel commercio e nel turismo. Quelli che ho conosciuto erano quasi tutti proprietari di fattorie, di agenzie di viaggi, di ristoranti o alberghi, quindi facevano parte della fascia più benestante della popolazione. Molte di queste persone sostengono che la differenza tra "bianchi" e "neri" è legata soprattutto al modo di concepire il lavoro e il futuro. Affermano che per i bianchi il lavoro è importantissimo e il loro obiettivo è quello di migliorare sempre la loro situazione economica, costruendo qualcosa per il futuro e per i propri figli. I neri sono invece legati alla tribù, all'interno della quale si condividono i beni, i figli, i problemi; la loro visione della vita è molto legata al presente e il lavoro è solo un mezzo necessario alla sopravvivenza. La convivenza tra bianchi e neri è possibile, almeno secondo i bianchi, perchè loro danno lavoro ai neri e i neri accettano di lavorare per loro. In altre parole i bianchi sono la mente e i neri il braccio.
Effettivamente questa è un po' l'impressione che si ha girando per la Namibia: anche se nelle attività e negli uffici governativi gli impiegati sono tutti di colore, le attività economiche sembrano essere in gran parte nelle mani dei bianchi, soprattutto in città come Walvis Bay, Swakopmund e Luderitz. Un retaggio del colonialismo tedesco che difficilmente potrà ribaltarsi a favore dei neri.
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