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| LA
VIA DELLA SETA - Pakistan |
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| Appena arrivati a Sost e sbrigate le pratiche doganali ci si ritrova
ufficialmente in Pakistan. Lasciato il mezzo cinese non è un problema
trovare un trasporto per la vicina Karimabad, basta contrattare con
uno dei tanti autisti che girano intorno alla dogana. |
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Da Karimabad a Islamabad la KKH segue il corso dell'Hunza,
del Gilgit e dell'Indo, che dividono la catena del Karakorum
dalle ultime propaggini occidentali dell'Himalaya, che si innalza
a ottomila metri con il Nanga Parbat, nei pressi di Chilas.
La barriera formata dalle montagne altissime blocca i monsoni
che provengono da sud; a volte piove anche intensamente ma in
generale in estate il clima è buono, fresco e abbastanza soleggiato.
Un'immagine ricorrente è quella degli ampi panieri pieni di
albicocche, stese a seccare al sole sui tetti delle case, per
essere poi consumate durante l'inverno. |
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Karimabad è uno dei luoghi più turistici incontrati in questo
viaggio.
Il panorama è grandioso, con i contrasti cromatici tra i fianchi
aridi delle montagne, i ghiacciai del Rakaposhi, i campi coltivati
e i frutteti ricavati con il sistema dei terrazzamenti.
Quasi tutti gli hotel di Karimabad hanno una terrazza da cui
godere il panorama in santa pace. Se si sente il bisogno di
muoversi un po' basta rivolgersi alle numerose agenzie del posto,
che organizzano trekking ed escursioni nei dintorni, spostandosi
con le agili jeep aperte.
Vale inoltre la pena di visitare il palazzo del mir, che domina
la valle dell'Hunza. |
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| Oppure fare una passeggiata tra i villaggi che sorgono lungo il
canale, tra case in adobe e cespugli di marijuana, che qui crescono
spontanei come da noi l'ortica. Grazie alla fondazione dell'Aga Khan
questa è una delle zone più prospere e alfabetizzate del Pakistan.
Lungo il breve tratto di KKH che conduce a Gilgit si attraversa
la stupenda valle del Nagar, si ammira da nuove angolature il Rakaposhi
e si avvistano alcuni allarmanti ponti sospesi, per fortuna pedonali! |
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Il traffico è costituito soprattutto dagli allegri e variopinti
camion pakistani.
Pare che una buona decorazione costi dalle 7mila alle 10mila rupie,
che equivalgono più o meno a due o trecentomila lire.
Gilgit non ha particolari attrattive, ma è la base da cui organizzare
escursioni e trasporti per visitare questa zona del Pakistan.
Sempre per ragioni di tempo noi abbiamo deciso a questo punto di proseguire
per la Swat Valley, Peshawar e Lahore.
La Swat Valley è molto verde, piena di piccoli villaggi e casette
sparse tra le montagne coperte dalla vegetazione lussureggiante, dove
vengono a trascorrere le vacanze i cittadini di Islamabad.
Qui il clima è più caldo e umido, ma non fastidioso.
A Saidhu Sharif, oltre all'animato mercato, si possono visitare un
museo e alcuni scavi delle rovine della grande civiltà Gandhara. |
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Nel 327 a.C. Alessandro Magno arrivò fin qua durante le campagne
per la conquista dell'impero persiano.
Pare che i discendenti dei suoi soldati, lasciati a guardia
dei territori conquistati, furono i fondatori del grande impero
Kushana, la cui capitale era Peshawar e che raggiunse il massimo
splendore nel II secolo d.C.
Questo fu un periodo di pace, con intensi scambi commerciali
tra la Cina e l'impero romano: i Kushana, che si trovavano proprio
al centro della Via della Seta, facevano ovviamente affari d'oro!
La ricchezza dell'impero contribuì allo sviluppo dell'arte Gandhara,
che inserisce elementi dell'arte greca nella raffigurazione
del Buddha e negli elementi decorativi degli stupa.
Oggi non è rimasto molto dei luoghi di culto e delle città Gandhara,
ma vale la pena visitare questi siti archeologici e i piccoli
musei per il loro valore storico e artistico.
A Peshawar ci si è ormai lasciati alle spalle le montagne e
il clima è decisamente molto più caldo e umido!
E' una città divisa in due: da una parte la zona vecchia, con
la splendida moschea del venerdì completamente bianca, che al
tramonto si tinge di rosso; tutto intorno si sviluppa un grande
mercato, dove si trova un po' di tutto. Verso sud si espande
la città moderna, con qualche grande albergo e tanti negozi
che vendono soprattutto tappeti afghani. |
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Peshawar si trova infatti a pochi chilometri dal confine afghano
e ospita attualmente sette campi profughi, in larga parte sovvenzionati
dall'Occidente.
Per le strade si notano molte donne afghane completamente coperte
da un pesante velo azzurro o nero; solo una finestrella grigliata
permette loro di vedere dove mettono i piedi! In generale comunque
a Peshawar si respira un'atmosfera molto più integralista che
negli altri luoghi del Pakistan che abbiamo visitato.
Un'escursione obbligatoria è quella al Kyber Pass, da dove si
può vedere il confine con l'Afghanistan e dove sono morti migliaia
di soldati in guerre varie per il controllo del passaggio; lungo
la strada sorgono i fortini delle tribù, che continuano ad arricchirsi
con il traffico della droga proveniente dall'Afghanistan.
Da Peshawar abbiamo proseguito per Lahore. |
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| Lungo la strada abbiamo visitato Taxila e il Rothas Fort.
Taxila è il principale sito della civiltà Ghandara, con un piccolo
museo e vari stupa e templi, in parte restaurati. Il Rothas
Fort sorge, come una cattedrale nel deserto, sull'antica via
che conduceva niente meno che a Calcutta. E' un'enorme fortezza
cadente; abbiamo potuto ammirarlo solo da lontano, dato che
non esiste una strada percorribile tutto l'anno che permetta
di raggiungerlo. |
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Lahore è una delle principali città del Pakistan e la
capitale del Punjab.
L'architettura moghul è degnamente rappresentata dalla grande
moschea rossa Badshahi, dall'imponente forte e dal mausoleo
dell'imperatore Jehangir, che ricordano i monumenti di Agra
e di Delhi.
Una cosa assolutamente da fare è passeggiare per i grandi e
animatissimi bazar, dove si vende di tutto, dai gioielli, alle
stoffe, alle cianfrusaglie; i venditori sono gentili e simpatici
ma bisogna comunque contrattare selvaggiamente per qualsiasi
acquisto. |
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Lahore è decisamente sovraffollata, con un traffico e uno smog
terribili, ma si respira un'aria di maggiore libertà, soprattutto
per le donne. Lungo il Mall, dove sorgono i grandi alberghi e campeggiano
le insegne dei fast food americani, che abbiamo incontrato qui per
la prima ed unica volta in tutto questo lungo viaggio, capita facilmente
di vedere gruppetti di ragazze che vanno a mangiare da sole una pizza
o un hamburger. La vicinanza con l'India si fa sentire nelle abitudini
e nel modo di vestire delle donne, che non portano il velo, ma una
sorta di sciarpa che appoggiano in testa senza coprirsi il volto,
così come le indiane usano il sari.
Il Pakistan è un paese che meriterebbe da solo un lungo viaggio: ci
ha stupito e affascinato non solo per le sue bellezze paesaggistiche,
archeologiche e culturali, ma anche per la gentilezza e disponibilità
della gente e in particolare per la profonda diversità con cui viene
vissuta la religione musulmana da est a ovest, da nor a sud, dalle
grandi città ai piccoli villaggi di frontiera. |
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